La Citroën Mehari: il pickup dalla storia stravagante3 min read

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Citroën Mehari è storia: la Méhari nacque da un’intuizione geniale. Nel 1947, in Francia, la SEAB (Société d’études et d’applications des brevets) creata da Roland de la Poype si occupava di materiali rivoluzionari, in particolare plastica e resine colorate.

#Storia:

Mehari tetto
Mehari tetto

Nella flotta dei veicoli SEAB vi erano furgoni AZU e AK, realizzati da Citroën sulla base meccanica  della 2CV e dell’AMI6. Sfortunatamente uno di questi rimase vittima di un incidente. De la Poype non fece riparare il furgoncino perché aveva altre idee: voleva realizzare una carrozzeria in plastica da applicare sulla meccanica Citroën, creando un veicolo commerciale nuovo, capace di imbarcare carichi irregolari, anche voluminosi, che fosse come un pick-up ma che offrisse la possibilità di chiudersi come un furgoncino o aprirsi come una spider. Dopo molti esemplari per la carrozzeria fu scelto l’ABS: un materiale facilmente flessibile e che si può colorare nella massa. Il risultato fu una piccola fuoristrada in plastica, poggiata sul telaio della bicilindrica AZU e che fu presentata alla Direzione Generale di Citroën. L’incontro fu nel 1967 nei sotterranei della fabbrica.

#SEAB:

Mehari Citroen spiaggia
Mehari Citroen spiaggia

La SEAB produceva i pannelli delle portiere, i cruscotti ed altri particolari in plastica, tutti oggetti ben realizzati ma spesso in ritardo con i tempi concordati. Per questo, quando De la Poype disse “voi ci fornirete gli chassis e noi costruiremo ed assembleremo le carrozzerie”, Bercot aprì uno dei suoi proverbiali sorrisi e rispose “assolutamente no: la costruiremo noi e voi vi preoccuperete dello stampaggio delle parti”.  A capire le potenzialità della futura Méhari, Bercot ci mise non più di dieci minuti. La Méhari era funzionale come veicolo da lavoro, ma strepitosa come veicolo da divertimento! Era leggerissima, in grado di affrontare qualunque fondo stradale senza grandi difficoltà, non si impantanava nel fango o nella sabbia, non affondava nella neve! Dopo il prototipo color ocra alla SEAB vennero prodotti una ventina di esemplari nelle tinte più disparate: giallo, rosso, blu, verde e perfino argento. Tutti questi colori vennero utilizzati per la presentazione ufficiale della vettura nel maggio del ’68 sui campi da golf di Deauville, dove la stampa promosse a pieni voti la nuova piccola Citroën. La produzione partì subito con due versioni: a due e quattro posti, la prima aveva una fiscalità agevolata, la seconda era dotata di una panchetta pieghevole che poteva allinearsi al piano di carico e diventava un pick-up.

#Successo:

Cacciatori, campeggiatori, cercatori di funghi, amanti dell’aria aperta, dalla spiaggia all’alta montagna: tutti erano stregati dal fascino di questo veicolo. Per questo infatti fu scelto il nome Méhari che è mutuato da quello di una razza di dromedari da corsa, particolarmente robusti e resistenti. Come la 2CV fu definita “lumaca di latta”, la Méhari fu chiamata “lumaca di plastica”.

Mehari cacciatore
Mehari cacciatore

A suo agio a Saint -Tropez o nel centro di Parigi, la Méhari è stata prodotta in quasi 150.000 unità per circa vent’anni: dal 1968 al 1987, comprese le straordinarie 4×4 che hanno servito l’esercito francese, anche in versione “paracadutabile” e svolto il ruolo di “ambulanze veloci” alla Parigi-Dakar del 1980, dove diedero prova di incredibile efficacia, capaci di andare e tornare facilmente tra le dune, senza insabbiarsi.

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Alessio Richiardi

Perito assicurativo, Laureato in Scienze della Comunicazione e Passione per le Auto .. Questo è il mix che compone questo blog... Metterci impegno e andare avanti un pezzo alla volta... ecco il pensiero... se poi quel pezzo è un bullone di un motore o ancor meglio una bella turbina... non c’è santo che tenga... bisogna provarla!