L’Audi A2: la vettura più incompresa di Ingolstadt3 min read

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Si dice che la fortuna aiuta gli audaci, ma a volte la sfortuna ci vede fin troppo bene e non fa i conti in tasca a nessuno, ma perdere molti soldi è questione di un attimo. Sì perché nonostante il grande sforzo fatto, si capisce che nessuno lo riconosca. Dal punto di vista commerciale, questa è la storia dell’Audi A2; auto che dal punto di vista tecnico, non aveva rivali; si perchè nessuna macchina nella storia, ha concentrato così tanta raffinatezza meccanica: telaio space frame in alluminio, aerodinamica al limite e motori a iniezione diretta, tutti in uno scricciolo di auto.  In quanti possono averla capita? Pochissime, manco tutta la Lombardia, non si è arrivati 180.000 persone in sei anni di commercializzazione. Tutto questo mentre la Mercedes Classe A, sbancava al botteghino, merito del contributo dell’Italia e nonostante il notissimo problema di stabilità. 

#ilpieno:

Uno dei punti fermi dato agli ingegneri fu quello di permettere di fare da Stoccarda a Milano con un pieno, addio quindi ai cari amici benzinai. La massima efficienza avvenne con un modello ancor più dimenticato della A2 stessa: il 1.2 TDI 3L che aveva un consumo medio di 3l/100km da cui prende il nome.

Ma a pensarci perché proprio Stoccarda-Milano e non, per esempio, Ingolstadt-Milano, dove Audi produce i suoi veicoli? Semplice, la Mercedes Classe A proveniva da li, quindi l’A2 decide di giocare “fuori casa”. Per vincere ovviamente!

#unaperla: 

Se si parla di consumi, la A2 vince di gran lunga anche con motori più prestanti sia a benzina sia a gasolio, la piccola Audi offre un’economia di esercizio unica, il tutto grazie a un grande lavoro che non ha trascurato nessun aspetto. 

Il telaio sfrutta l’esperienza dell’A8 che usa uno space frame in alluminio saldato al laser, più leggero del 43% di uno in acciaio. Risultato: la A2 è più leggera mantenendo i 895kg e l’intera gamma non raggiunge i 1.000.  Ok la leggerezza degna di uno snack dimagrante, ma se non “tagli” l’aria decentemente l’efficienza ti saluta!  Ecco perché ingegneri e designer hanno passato ore e ore in galleria del vento ed ecco giustificato il profilo della A2, compreso quel piccolo spoiler che “spezza” il lunotto, che a dirla tutta è proprio nel posto peggiore esattamente ad altezza occhi ed esattamente a metà, però se sei un inglese alle 17 sai dove appoggiare le tazze da the. Le forme hanno un Cx compreso tra 0.25 e 0.29 in base alle versioni, numeri strabilianti.

#fattabene:

La vera ossessione dei dirigenti Audi (si devono essere fatti viaggioni mentali non indifferenti) era la qualità percepita.  Era circa 20anni che era fuori dalla categoria e per il suo ritorno voleva battere le concorrenti con un debutto in grande stile. Nulla viene lasciato al caso: i materiali della plancia sono i migliori disponibili e il rumore delle portiere in fase di chiusura viene messo a punto con attenzione maniacale (più quelle del rumore del motore stesso). Il tutto basandosi su un assemblaggio impeccabile e impreziosito da diversi dettagli in alluminio nell’abitacolo. Per quanto ben realizzato e spazioso, paga pegno per essere più piccolo di quello della Classe A: i posti sono 4, su quattro sedili singoli, compresi i 2 posteriori abbattibili e rimovibili mentre sulla Mercedes sono 5. L’esasperazione aerodinamica obbliga a rinunciare a qualche cm per la testa di chi siede dietro e di volume utile.

#cheprezzo:

È un po’ riduttivo dire che la A2 non abbia avuto successo solo per ragioni economiche: basti pensare alla MINI by BMW, che arrivò 2 anni dopo il successo che ebbe pur costando tanto.    Quindi? Forse a fine anni Novanta, gli automobilisti non erano disposti a pagare per qualcosa che non si vede, che possa essere esibito. 

La A2 rappresenta uno dei pochi casi in cui Audi abbia fallito nel far percepire “trendy” il proprio prodotto, diciamo che gli stilisti hanno sbagliato sexappeal. Se si fosse osato un po’ con le personalizzazioni o con qualche campagna di marketing migliore, forse è diciamo forse, il successo sarebbe arrivato. 

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Alessio Richiardi

Perito assicurativo, Laureato in Scienze della Comunicazione e Passione per le Auto .. Questo è il mix che compone questo blog... Metterci impegno e andare avanti un pezzo alla volta... ecco il pensiero... se poi quel pezzo è un bullone di un motore o ancor meglio una bella turbina... non c’è santo che tenga... bisogna provarla!